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Presentazione "ITALIA ILLYRICA" di Natale Vadori archiviato 
Il Salotto del libro italiano di Capodistria presenterà martedì prossimo, 11 giugno 2013, con inizio alle ore 18.00, a Palazzo Gravisi-Buttorai, via Fronte di Liberazione 10, sempre a Capodistria, un'importante opera del professor Natale Vadori, docente presso l'Università del Litorale, dal titolo "Italia Illyrica".

Carte, testi e documenti relativi al territorio oggetto del presente lavoro – si legge fra l’altro nella prefazione dell’opera - non sono sempre di facilissima reperibilità, data la damnatio memoriæ verso i precedenti loro possessori spesso e volentieri adottata in quelle contrade. La documentazione reperita va poi esaminata cum grano salis perché, come è noto, la carta si lascia scrivere, i refusi di stampa sono sempre in agguato, specie quando si ha a che fare con alfabeti ricchi di segni diacritici. Nel caso specifico, questi toponimi spesso presentano casi di plurime interferenze e stratificazioni linguistiche.

In area veneta, cioè dal Veneto allo Jonio, la baia si chiama “valle”, il golfo “vallone” ed il promontorio “punta”, termini di frequente recepiti anche in croato, magari in ibridi del tipo Suha Punta o Punta Seka e non Suhi rt come ci si dovrebbe aspettare. Lo slavo draga “valle carsica”, è abitualmente usato anche nel veneto dell’Adriatico Orientale con lo stesso significato dello sloveno e del croato. Gli agionimi, sempre in area veneta, possono seguire il modello italiano San Nicola o veneto San Nicolò e tale varietà si riscontra anche nella loro variante slava. San Michele in croato è attestato in sei lezioni:  Miholašćica, Sutmiho, Sveti Miće, Sveti Mićel, Sveti Mihajlo e Sveti Mihovil; in sloveno tre: Miheli, Šmihel, Sveti Mihael. Testi pertanto che riportino i nomi di insenature, promontori, valli, isole e centri abitati utilizzando sistematicamente una terminologia standard italiana, slovena e croata, od addirittura non distinguendo lo sloveno dal croato e dal serbo (“golfo” in hrv è zaljev ma in slv e srp zaliv, con diverso accento però !), è chiaro che sono stati redatti da chi abbia idee un po’ confuse.

Salotto del libro italianoSalotto del libro italianoIn qualche caso la confusione si è oramai storicizzata e per un lemma ci si è presi anche la libertà di recidere il nodo gordiano delle successive contraddittorie, seppur ufficiali, denominazioni: uno scoglio dell’isola di Meleda (hrv Mljet), Hrid Kula in croato, che il Portolano Austriaco, op. cit., aveva reso con Scoglio Culo, quello del Regno d’Italia, op. cit., successivamente aveva ingentilito con Culla; qui invece lo si è indicato con Torre, che è la traduzione dal croato, oltre ad essere plausibile con la sua forma. Negli altri casi stravaganti in cui ci si è imbattuti non si è invece modificato nulla, perché obiettivo dell’opera è la documentazione, non l’elaborazione di interpretazioni autentiche. Così Rt Pišćata, sulla costa occidentale di Sabbioncello, la si è lasciata nella traduzione del Portolano Austriaco, op. cit., di Punta Pisciata e non la si è corretta con Punta Sabbiosa, che sarebbe la sua giusta traduzione. Pur segnalando inoltre alcuni toponimi d’importanza storica, ci si è però sempre attenuti alla toponomastica ora ufficiale: Kobarid, per dire, nel 1917 non si chiamava Caporetto, almeno per l’amministrazione austriaca ma Karfreit.

Per compilare questo glossario si è cercato pertanto, oltre a visitare i luoghi, di consultare e reperire quanto più materiale possibile, cartaceo e virtuale, vario per provenienza e qualità, come il Catasto Sloveno, consultabile on-line (compreso quello Franceschino del 1811-1880), il Catasto Croato, carte geografiche, portolani, mappe militari di diversi eserciti, dépliant turistici; si è provveduto pure a compulsare la stampa locale ed i siti informativi e turistici relativi alle località oggetto della ricerca, con controlli incrociati per verificare l’effettiva adozione di un termine, oltre alla sua correttezza formale. Un’attenzione particolare è stata attribuita alla regolare lettura de Il Piccolo e La Voce del Popolo : il primo è il quotidiano triestino ed il secondo è fiumano. Scrivendo in italiano di fatti e località dell’Adriatico Orientale è chiaro che costituiscano un’ottima fonte di verifica e conferma dell’uso corrente della toponomastica italiana. Per il riscontro invece della toponomastica ed in special modo degli etnonimi sloveni e croati, ci si è affidati invece alla lettura di Primorski Dnevnik, triestino, Primorske Novice, capodistriano, Glas Istre, polese, Novi List, fiumano e Slobodna Dalmacija, spalatino; utili anche i montenegrini Monitor e Vijesti, il bosniaco Oslobođenije ed il serbo Politika; anche i siti delle associazioni degli Italiani originari dell’Istria, Fiume e Dalmazia si sono rivelati preziosi. D’aiuto è stato pure l’ascolto di radio slovene e croate. Naturalmente l’impegno profuso di per sé non garantisce l’esenzione da sviste ed errori e non solo s’invoca quindi la benevolenza del lettore ma si incoraggiano anche Sue eventuali segnalazioni. Si menziona ancora che, pur essendo la presente ricerca frutto di un lavoro sistematico, per quanto ampio ed accurato non è del tutto esaustivo. Lo è sostanzialmente per i centri abitati, anche minimi, per monti, fiumi e torrenti principali e per tutte le isole, scogli e secche dell’Adriatico Orientale; mancano però molti microtoponimi, ovverosia i nomi di ogni ruscello e rivo, colle e rilievo e località di campagna o suburbana; d’altra parte nel territorio oggetto della presente ricerca una totale microtoponomastica latina ed italiana, in verità non è mai esistita.

Si sono infine aggiunte alcune appendici relative alla toponomastica slovena in Friuli Venezia Giulia ed a vari mutamenti toponomastici ed amministrativi di tutto l’Illirico.

Tra le varie istituzioni e biblioteche frequentate, un particolare grazie per la cortesia e disponibilità manifestate va ai triestini Museo del Mare, IRCI (Istituto Regionale per la cultura Istriano-fiumano-dalmata), NŠK (Narodna in študijska knjižnica-Biblioteca Nazionale Slovena e degli Studi), Biblioteca di Facoltà della SSLMIT (Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori), Università di Trieste, Biblioteca Civica Attilio Hortis, come anche all’istriano CRSR (Centro di Ricerche Storiche di Rovigno-Rovinj); lumi riguardo i vari sistemi di traslitterazione del cirillico sono venuti anche dall’UNGEGN (United Nations Group of Expert on Geographical Names) ed in particolare dal prof. Peeter Päll, responsabile del gruppo di lavoro sul cirillico.

Salotto del libro italianoSalotto del libro italianoGli etnonimi hanno richiesto un impegno particolare; un onere a cui l’autore si sarebbe potuto tranquillamente sottrarre ma che ha invece preferito affrontare perché consapevole che tali denominazioni, molto utili per i parlanti, sono in genere piuttosto difficili da reperire nei dizionari, se non quelli dei centri principali. Per le località minori, cioè per la stragrande maggioranza di esse, bisogna invece ricercare pazientemente fonti scritte od orali autorevoli, dato che l’uso locale non sempre coincide con le regole grammaticali e qualche volta pure con le pretese politiche di purezza linguistica. Per fortuna, oggigiorno buona parte dei Comuni europei dispone di un proprio sito internet in cui, presentandosi, di regola vengono riportati, e pure in un testo ufficiale e quindi affidabile, i termini agognati. Un recapito e-mail permette di chiedere conferme scritte. Si vuole pertanto qui ringraziare i Comuni di Ajdovščina, Baška, Benkovac, Bibinje, Biograd na Moru, Blato, Bol, Bovec, Brtonigla-Vertenglio, Čavle, Cerovlje, Corno di Rosazzo, Cres, Crikvenica, Doberdò del Lago-Doberdob, Drenchia-Dreka, Dubrovačko Primorje, Duino Aurisina-Devin Nabrežina, Fogliano Redipuglia, Funtana, Herceg-Novi, Idrija, Izola-Isola, Kanfanar, KArin, Karojba, Kastav, Klana, Klis, Kobarid, Konavle, Korčula, Karaljevica, Krapina, Kukljic, Lom, Lopar, Lupoglav, Majdanpek, Mali Lošinj, Malinska, Manzano, Metković, Moggio Udinese, Monrupino-Repentabor, Montenars, Mošćenička Draga, Mossa, Murter, Neum, Nova Gorica, Novi Sad, Novi Vinodolski, Novigrad, Novigrad (Dalmatinski), Obrovac, Ohrid, Omiš, Omišalj, Opatija, Oprtalj-Portole, Pašman, Pirovac, Posedarje, Postojna, Požega, Preko, Primošten, Prnjavor, Prozor-Rama, Pula, Punat, Romans d’Isonzo, Sagrado, San Canzian d’Isonzo, San Dorligo della Valle-Dolina, San Floriano del Collio-Števerjan, San Pier d’Isonzo, San Pietro al Natisone-Špietar, Selca, Šempeter-Vrtojba, Šibenik, Skopje, Slavonski Brod, Solin, Šolta, Staranzano, Štip, Ston, Stregna-Sriednje, Supetar, Sveti Filip i Jakov, Sutivan, Tar-Vabriga/Torre-Abrega, torreano, Trpanj, Turriacco, Ugljan, Vela Luka, Vela Rava, Veliko Tărnovo, Villesse, Vis, Vodice (Šibenik), Vodnjan-Dignano, Zenica, come anche le Comunità Autogestite Nazionali (CAN) di Capodistria, Isola, Pirano, le Comunità degli Italiani (CI) di Rovigno, Pola, Fiume, Zara, ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica), Prefettura di Gorizia, Prefettura di Trieste, Prefettura di Udine, Unione Italiana-Talijanska Unija-Italijanska Unija, il Libero Comune di Pola in esilio; ed ancora per i loro suggerimenti ed indicazioni tra gli altri i signori Alberto Cernaz, dott. Maurizio Tremul, Silvano Sau, prof. Giovanni Radossi, Mario Lonzar, Aligi Vidossi, gen. Silvio Mazzaroli, prof.ssa Lidija Kleindienst, Branka Matenhajm-Zanki, Olga Milotti, Robeto Palisca, Rina Villani, Salvatore Palermo, dott. Piero Delbello, Silvana Pavačić.

Si vuole parimenti ringraziare la cortese disponibilità della prof.ssa Laura Bumbalova per il controllo del repertorio bulgaro, di don Giovanni Kemal Kokona di quello albanese, della dott.ssa Marina Juričev della revisione della versione croata dell’introduzione.

Claudio Magris in Microcosmi, op. cit., ha icasticamente scritto: “Ognuno, sulle carte di questi mari [l’Adriatico Orientale, n.d.a.], ha la sua toponomastica personale, dal nazionalista intrattabile che dice tutti i nomi in italiano o croato, affermando implicitamente una compatta omogeneità etnica di quel mondo e negando l’esistenza degli altri che ne fanno parte, allo sprovveduto cronista arrivato dall’Italia che non direbbe mai “London” o “Beograd” ma dice Rijeka anziché Fiume per ignoranza o timore di passare per revanscista. Quel mosaico è variegato in sé e ognuno ne compone le tessere in un puzzle che corrisponde alla sua esperienza di quel mondo”.

Con questo lavoro ci si è sforzati di fornire le tessere, a ciascuno si lascia il compito di comporre il proprio puzzle.

 

Natale Vadori