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Storia dell'Istria e della Dalmazia di Paolo Scandaletti archiviato 
Il Consolato Generale d’Italia a Capodistria e la Comunità degli Italiani di Capodistria hanno il piacere di invitare tutti alla presentazione del libro Storia dell’Istria e della Dalmazia (Edizioni Biblioteca dell’Immagine) Di Paolo Scandaletti Venerdì, 18 ottobre alle ore 18.00 Presso la sede della Comunità degli Italiani “Santorio Santorio” Via F.d.L. 10, Capodistria Curerà la presentazione dell’opera e l’intervista all’autore il giornalista Stefano Folli de “Il Sole 24 Ore”.

Storia dell\'Istria e della DalmaziaStoria dell'Istria e della DalmaziaL'ingresso della Croazia in Europa e la Serbia che incalza riportano alla memoria dell’opinione pub­blica la tragedia adriatica: quella dei 350 mila italiani che hanno dovuto ab­bandonare l’Istria e la Dalmazia – vissuto, averi, attività – sotto la minaccia terroristi­ca dei partigiani di Tito. E i nostri libri di storia ancora zitti.

Terre affacciate sull’Adriatico, legate da sempre alla sponda italiana. I Romani fon­dano Aquileia 181 anni prima di Cristo e da quel porto, protetto dalla laguna di Gra­do, partono per Costantinopoli e Alessan­dria d’Egitto. Irradiano le loro strade verso le Alpi e i Balcani, l’Istria e la Dalmazia; fondano città dall’impronta inconfondibi­le, come Pola Zara e Spalato, la patria di Diocleziano.

Storia dell\'Istria e della DalmaziaStoria dell'Istria e della Dalmazia Dopo Bisanzio e il sistema feudale di Carlo Magno, per otto secoli a partire dal Mille l’impronta sarà quella della Serenissi­ma Repubblica di Venezia. Che non cerca­va conquiste territoriali, ma porti sicuri per la sua grande flotta diretta al Mediterraneo orientale: in cambio della protezione dai pirati e di sviluppo economico e culturale. Lasciando a vigilare i suoi nobilomini e il leone alato sulle porte e i palazzi delle città.

Al breve intermezzo di Napoleone, segue la corretta amministrazione austriaca e la Grande Guerra, arriva il fascismo che vuole imporre con la forza la predominante italia­na. Del 1943 la ritirata rabbiosa dei nazisti, alla cui violenza fa seguito quella dei mili­ziani di Tito, che continuano a identificare Istriani e Dalmati col regime di Mussolini. Deportazioni, annegamenti e foibe costrin­gono i cittadini di lingua e cultura italiana ad abbandonare precipitosamente tutto. Due documenti terribili: il rapporto dell’ufficia­le degli Alpini Mario Maffi sulle sei foibeda lui esplorate nel 1957, fin qui coperto dal segreto militare; e il manuale per la pu­lizia etnica ad uso delle brigate partigiane di Tito, redatto dal nobile bosniaco Vasa Cubrilovic, in seguito ministro a Belgrado.

Fra il 1943 e il 1954 gli Italiani lasciano la terra in cui sono nati, e dove quasi tutti si sono fatti onore, nelle mani di sloveni e cro­ati. Su mezzi di fortuna e con mille traversie approdano a Trieste, Udine e Venezia, poi in 140 campi di raccolta, spesso ospitati con insofferenza. Le associazioni che li rappre­sentano hanno più volte avanzato le loro ri­vendicazioni verso Lubiana e Zagabria, con scarso esito. Fino alla via della riconciliazio­ne che i tre Presidenti Napolitano, Turk e Josipovic hanno aperto nel luglio del 2010, celebrata con il grande concerto di Muti in piazza dell’Unità a Trieste.

Paolo ScandalettiPaolo ScandalettiBiografia Paolo Scandaletti

Durante gli studi all'Università Cà Foscari di Venezia, fondò un periodico universitario, Il setaccio, con Gilberto Muraro e Antonia Arslan. Dal 1960 al 1964, fu consigliere comunale a Padova Nel 1963 entrò a L'Avvenire d'Italia, diretto da Raniero La Valle, Piero Pratesi e Albino Longhi, diventando collaboratore della "terza pagina" e capocronista per Padova. Nel 1968 passò a Il Gazzettino, diretto da Alberto Cavallari, poi da Lauro Bergamo, Gianni Crovato e Giorgio Lago, come inviato speciale in Italia e all'estero, editorialista, capo della redazione romana, vicedirettore, giornalista parlamentare per oltre quindici anni.

Dal 1965 al 1976 ha progettato i convegni di Recoaro sull’infomazione e l’editoria.

Fu consulente (1969-1970) per la Presidenza del Consiglio dei ministri per la stesura della prima legge sull'editoria e, successivamente (1977-1978) capo-ufficio stampa del Ministro delle Partecipazioni statali Antonio Bisaglia. Dopo aver collaborato con inchieste al tg1 venne chiamato da Biagio Agnes nel 1987 al Dipartimento Relazioni Pubbliche della Rai, dove lavorò fino al 1997.

Dal 1979 a Venezia è presidente del Comitato tecnico-scientifico del Centro di cultura di Palazzo Grassi; dal 1987 presidente della giuria-saggistica del Premio Salotto Veneto, dal 1991 critico per la Rivista del Cinematografo.

Dal 1984 al 1995, è stato docente di Storia e tecnica del quotidiano presso l'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata". Ha insegnato anche Comunicazione politica presso l'Università di Teramo (1999-2000) e l'Università degli Studi "Gabriele d'Annunzio" (2001-2004). Dal 2002 al 2009 ha tenuto corsi di Comunicazione politica e di Etica della comunicazione presso la LUISS Guido Carli. Sempre dal 2002 è docente di Storia del giornalismo presso l'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli.

Dal 1993 al 1999, è stato Presidente dell'Unione Cattolica Stampa Italiana, ha fondato e diretto per 18 anni DESK, rivista di cultura e ricerca sulla comunicazione e la collana de I Libri. Dal 1996 consulente del Garante per l’editoria prof. Francesco Casavola. Dal 2002 ideatore e partecipante al progetto del Rapporto annuale sulla comunicazione in Italia CENSIS-UCSI.

Dal 1990 con Giuliana Variola guidano gli incontri Libri e Autori a Grado, fondano Pordenonelegge e a Gorizia La storia in testa. Dal 2007 coordinano il progetto "Rileggiamo la Grande Guerra", finanziato dalla Regione Friuli-Venezia Giulia, che ha lo scopo di riflettere sugli eventi della Prima guerra mondiale e sui loro effetti sul continente euorpeo, Che si sta sviluppando nel Museo virtuale della GG - finanziato dal ministero dei BBCC e sostenuto dal Presidente della Repubblica - da collocare nella stazione di Redipuglia, ceduta dalle FF.SS. al Comune.

Stefano FolliStefano FolliStefano Folli, giornalista ed editorialista de “Il Sole 24 Ore”.

E’ nato a Roma e si è laureato in Lettere alla Sapienza con una tesi sul Nazionalismo italiano durante la Grande Guerra, discussa con Renzo De Felice.

Giornalista professionista, è stato negli anni fra il 1981 e ’89 direttore responsabile della Voce Repubblicana, il giornale in cui aveva esordito.  E’ stato portavoce del governo guidato da Giovanni Spadolini nel 1981-82.

Tra gli anni Settanta e Ottanta ha diretto una rivista dedicata ai temi internazionali e alla politica estera dell’Italia: Occidente (in seguito trasformatosi in Nuovo Occidente). Collaboratore del Mulino e di altre testate di cultura politica.

Caporedattore per la politica interna del quotidiano Il Tempo fra il 1989 e il ’90. Ha cominciato la sua attività di editorialista e notista politico per il Corriere della Sera all’inizio del ’91. Per il Corriere ha scritto costantemente anche sulle pagine culturali, soprattutto su temi storici.

Ha diretto il Corriere della Sera fra il 2003 e il 2004.

Dall’inizio del 2005 è editorialista politico de Il Sole 24 Ore. Collabora inoltre settimanalmente all’inserto Il Domenicale con la rubrica “l’Officina”. Per Radio24 tiene una nota quotidiana molto ascoltata che ha lo stesso titolo (“Il Punto”) della sua “colonna” sul Sole. Collabora come commentatore a varie trasmissioni televisive.