Centenario della morte di Tino Gavardo archiviato 
La Capodistria di Tino Gavardo 1891 – 1914. E’ stato questo il titolo dell’incontro di giovedì 2 ottobre 2014 a Palazzo Gravisi-Buttorai per ricordare il centenario della morte del poeta in vernacolo capodistriano Valentino Gavardo.
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La Capodistria di Tino GavardoLa Capodistria di Tino Gavardo

Sfido chiunque – ha esordito lo storico connazionale Kristjan Knez nel presentare la connotazione storica in cui visse ed operò il poeta capodistriano – a trovare dei documenti scritti, un libro, su questo periodo a Capodistria. Quello che viene proposto sono dei documenti o delle noterelle tratte da archivi, da biblioteche, da fonti ormai dimenticate, ma estremamente importanti per capire l’ambiente, il contesto in cui questo nostro giovane venne a trovarsi, la Capodistria in cui visse, studiò, si formò ed espresse praticamente la sua produzione poetica.

Tino Gavardo, morto di tifo nel gennaio del 1914 a soli 23 anni, viene ricordato per aver dato voce a quella Capodistria umile e lavoratrice o semplicemente per aver dato spazio alla vita quotidiana della sua popolazione. Per descriverla utilizzò il dialetto di matrice veneta che, pur variando da ceto sociale a ceto sociale, rappresentava il vero cemento della cittadinanza urbana. Il Gavardo fu apprezzato sia dalla gente che contava come pure dalla popolazione umile.

La Capodistria di Tino GavardoLa Capodistria di Tino GavardoNato nel 1891 Tino Gavardo studia a Capodistria fino al ginnasio per iscriversi nel 1911 all’Università di Graz. Come tanti giovani del suo tempo è anche lui politicamente impegnato. Assieme all’amico Piero Almerigogna, sostiene Pio Riego Gambini, sicuramente una delle figure più importanti del nuovo corso dell’irredentismo italiano. Gambini fa un’opera di tendenza mazziniana, professava principi democratici, parla al popolo di diritti, di progresso, di benessere ma anche di fede patriottica, tanto che Nazario Sauro che era di fede socialista l’abbandona per abbracciare questa nuova linea mazziniana. In tale contesto anche la poesia assume un connotato ben preciso, anche la poesia può essere strumento di lotta politico-nazionale ed anche Tino Gavardo non sarà da meno. A Capodistria poesia in dialetto si faceva almeno dalla metà dell’800, se non forse anche prima. Ma alla fine del secolo ed all’inizio del ‘900 la poesia sia in vernacolo che in lingua italiana assume dei connotati ben precisi. Con il “verso” si trasmettono messaggi molto espliciti che andavano ben oltre la politica in quanto quest’ultima doveva destreggiarsi entro un recinto ben definito. Tino Gavardo è immerso nel contesto capodistriano ed attivo in quel cenacolo di cui facevano parte il capitano Cobol, il già ricordato Gambini, Girolamo Gravisi, Nazario Sauro. Questo gruppetto si incontrava nella villa di Cobol a San Marco oppure nella centralissima Loggia cittadina e qui si faceva attività patriottica.

Per la cronaca ricorderemo che alla serata sono intervenuti anche il professor Elvio Guagnini di Trieste che ha parlato dell’opera poetica di Gavardo mentre della poesia in dialetto ha parlato Libero Benussi di Rovigno.

Alcune opere di Tino Gavardo sono state lette da Alberto Cernaz.    La Capodistria di Tino GavardoLa Capodistria di Tino Gavardo