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Prima riunione della Commissione delle nazionalità del Parlamento sloveno archiviato 
Prima riunione lavorativa della nuova legislatura, martedì, 7 ottobre 2014 a Lubiana, per la Commissione delle nazionalità del Parlamento sloveno. Sotto la guida del presidente, Roberto Battelli, l’organismo ha provveduto a prendere atto del programma di lavoro.

Commissione per le nazionalità del Parlamento slovenoCommissione per le nazionalità del Parlamento sloveno Come rilevato, si tratta di un lungo ed ambizioso elenco di compiti che derivano dagli accordi siglati negli scorsi anni con i vari governi e anche dall’intesa raggiunta con il nuovo Esecutivo per il prossimo quadriennio, per applicare correttamente i dettami costituzionali e gli obblighi di legge. Si tratta di attuare soluzioni più volte indicate come molto importanti, rilanciando il lavoro degli organismi chiamati a realizzarle. “Tutto si rifà agli obblighi dello Stato nella tutela dei diritti delle Comunità nazionali, che vengono violati troppo spesso. Questo trend va invertito se la Slovenia intende essere un Paese europeo normale e se desidera sfruttare la ricchezza culturale che i gruppi nazionali rappresentano per la convivenza civile. L’attuazione delle norme minoritarie esistenti migliorerebbe per tutti la qualità della vita nel paese e il popolo di maggioranza deve esserne consapevole”, ci ha dichiarato ancora l’on. Battelli. Il presidente della CAN costiera, Alberto Scheriani, ha rimarcato che in futuro sarà necessario tenere in considerazione gli appunti delle Comunità nazionali direttamente interessate e coinvolgerle nel processo decisionale. Si è detto del resto certo che sarà possibile avviare una proficua collaborazione con il governo e i suoi ministeri. In cima alla lista delle norme da approvare, la Commissione ha inserito la legge quadro sulle Comunità nazionali autoctone, italiana ed ungherese, che vivono in Slovenia. Si tratta di un documento di fondamentale importanza per la tutela dei due gruppi nazionali. Inoltre i deputati saranno chiamati a discutere altri argomenti d’attualità. Prossimamente, con ogni probabilità, andrà affrontato l’assestamento del bilancio. Importante sarà potenziare il ruolo di coordinamento in tutte le attività dell’Ufficio per le nazionalità. Il suo responsabile, Stanko Baluh, ha fatto presente che per realizzare i progetti in cantiere servirà una capillare collaborazione di tutti i ministeri. La massima disponibilità a collaborare, diventando subito operativi, è stata espressa dal ministro della Funzione pubblica, Boris Koprivnikar. Ha assicurato che le posizioni espresse dalle Comunità nazionali saranno tenute nella massima considerazione e che si procederà a valutare se tutte le nuove leggi proposte rispettino la Costituzione per quanto riguarda i diritti minoritari. Sarà verificato ancora che nelle unità amministrative della nostra regione i formulari e le pubblicazioni destinate alle parti siano sempre bilingui. Altrettanto succederà con il rinnovo del portale informatico della pubblica amministrazione. Di rilievo è stato anche l’intervento di Simona Kustec Lipicer, capogruppo alla Camera di Stato del Partito del premier, Miro Cerar. Ha ribadito che il problema principale per le Comunità nazionali è l’attuazione delle norme già approvate, ma ha assicurato il massimo sforzo della coalizione di maggioranza per realizzare gli impegni presi all’inizio della legislatura. La Commissione per le nazionalità ha, quindi, affrontato la proposta di modifica del decreto governativo sull’iscrizione dei nomi nelle carte geografiche emesse dallo Stato. Approvata nel luglio scorso, prevede che siano riportati in forma bilingue soltanto i nomi dei Comuni, delle località e delle vie. Quelli delle frazioni, dei corsi d’acqua e dei rilievi possono essere riportati in italiano e ungherese soltanto se già standardizzati. Il decreto è entrato in vigore senza che ne fosse stata messa al corrente la CAN costiera e anche i deputati italiano ed ungherese hanno appreso le novità soltanto a pubblicazione avvenuta sulla Gazzetta ufficiale. A richiedere il pieno rispetto del bilinguismo sulle carte era stata la Comunità autogestita della nazionalità ungherese, ma l’Ufficio nazionale di geodesia aveva respinto l’appello, richiamandosi ad atti internazionali in vigore. La soluzione scelta è stata criticata all’unanimità in sede di Commissione per le nazionalità. È stata rilevata l’importanza di valorizzare antichi toponimi e odonimi, che fanno parte, come detto da Roberto Battelli, del patrimonio storico e culturale di un territorio e per questo motivo hanno un valore enorme, che va ben al di là della semplice stesura di una carta. In molti casi i nomi dei vari luoghi erano stati riportati prima in italiano o ungherese, che in sloveno, visto che i due gruppi nazionali sono autoctoni in Slovenia. Contrario si è detto anche il presidente della Giunta Esecutiva dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, che ha sottolineato ancora l’importanza di modificare la legge sulla costituzione dei Comuni per includere anche in questo atto i nomi bilingui delle varie località. Scheriani ha definito il decreto illegittimo, poiché non concordato con la CAN costiera. Ha messo in guardia, però, contro modifiche troppo affrettate dei toponimi o degli odonimi, che necessitano, invece, di pazienti verifiche. La Commissione, al termine, ha proposto al governo di cancellare le formulazioni palesemente incostituzionali nel decreto, prevedendo che siano riportati in forma bilingue nei territori nazionalmente misti oltre ai nomi dei Comuni, delle città e delle vie anche quelli delle frazioni, dei corsi d’acqua e dei rilievi. Le denominazioni più adeguate siano individuate dagli esperti nell’arco di un anno, in stretta collaborazione, come previsto dagli atti internazionali, con i rappresentanti dei Gruppi nazionali, italiano e ungherese.

Gianni Katonar

Per gentile concessione del quotidiano “La Voce del Popolo