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Inaugurata la mostra di Vittorio Antonio Cocever a Capodistria archiviato 
La Galleria Loggia ed il salone delle esposizioni di Palazzo Gravisi-Buttorai a Capodistria ospitano da venerdì 7 novembre 2014 un’interessante mostra del pittore Vittorio Antonio Cocever.

Vittorio Antonio Cocever - AutoritrattoVittorio Antonio Cocever - Autoritratto

Alla presenza di numerose autorità fra le quali la nuova Console Generale d’Italia a Capodistria, Iva Palmieri, hanno porto il saluto il Vicesindaco di Capodistria, Alberto Scheriani, il Vicesindaco del Comune di Muggia, Laura Marzi, il Vicepresidente dell'Università Popolare di Trieste, Manuele Braico, il presidente della Giunta esecutiva di Unione Italiana, Maurizio Tremul e il Presidente della Comunità degli Italiani di Capodistria, Mario Steffè. L'autore e la Mostra sono stati presentati da Maria Campitelli che è anche la curatrice della mostra.

Nato a Capodistria nel 1902 ha frequentato la gloriosa scuola per capi d’arte di Trieste, poi l’Accademia a Venezia, concludendo gli studi a Roma. Va ricordata la sua attività di insegnante, dapprima al Liceo “Combi” di Capodistria dove ha insegnato storia dell’arte, di seguito a Padova dove ha insegnato ceramica, di cui era appassionato cultore e validissimo esecutore, nella scuola statale femminile “Scalcerle”. In questo campo ha ottenuto anche alti riconoscimenti, come le premiazioni alle Biennali Veneziane.

Inaugurazione mostra CoceverInaugurazione mostra CoceverVittorio Cocever, nella sua lunga carriera, dagli anni 20 fino al 1971, anno in cui è venuto meno, ha maturato una sua modalità espressiva, che è cresciuta nel tempo, modificandosi, e negli ultimi tempi, rarefacendosi al punto da rasentare l’astrazione. Certo assorbe la cultura visiva del suo tempo, filtrata da una visione luminosa e trasparente che idealizza e vivifica la rappresentazione del mondo circostante, con un’intensa, costante compartecipazione vitale. È stato un pittore realistico, in quanto si è ispirato ad una realtà tangibile, pur impiegando quelle sintesi e contrazioni che i linguaggi del ‘900 hanno conquistato.

E’ un artista precoce Vittorio Cocever, avendo sin da bambino nell’animo il gusto e il piacere dell’arte, assorbito dalla famiglia di apprezzati ebanisti/stipettai. All’inizio produce soprattutto vedute di Capodistria e di Venezia, fresche di tocco, stemperate, esprimendo una cultura post-impressionista attestata su un realismo depurato. Di seguito nel tema del paesaggio, si possono ravvisare echi dei migliori vedutisti lagunari del tempo. Ma negli anni ’40 i colori si rafforzano, con accostamenti violenti di natura espressionista, specie nella raffigurazione di animali, che per un lungo periodo diviene il tema prediletto. La pittura di Cocever contiene vari echi; a volte la pennellata strutturante di Cézanne, l’energia segnica e cromatica di Van Gogh, e soprattutto la variegata cultura di “900” italiano. Si tratta di risvolti di una cultura comune, filtrati da una personale cognizione pittorica tendente all’essenza, all’esaltazione dei vuoti e del silenzio.

Anche i numerosi ritratti di sé, continuamente rinnovati nel trascorrere del tempo, e dei propri familiari (vitalissimi i teneri ritratti delle figlie bambine) emergono dal vuoto, da fondi intrisi di luce. E i volti sono fatti di pochi segni espressionisti, rivelatori tra l’altro, di una straordinaria capacità disegnativa, espressa anche nelle litografie e xilografie. Né mancano i fiori, le nature morte, classici spunti tematici del paradigma pittorico novecentesco. Paragonati tra quelli degli anni ’30 e quelli degli anni ‘50/60, attestano il progressivo sciogliersi delle forme, e della compattezza strutturale verso una leggera trasparenza che tende a raccontare di più le atmosfere che non le cose.

Gli ultimi paesaggi che guardano al mare, raggiungono la rarefazione, il disfacimento, suggerito a volte anche dalla tecnica ad acquerello. Diventano paesaggi della mente, dello spirito, dove vien meno la consistenza materiale. Un percorso dunque verso la spiritualità, di un artista che ha amato il mondo, la natura, i sentimenti profondi della vita.Il vicesindaco Alberto ScherianiIl vicesindaco Alberto Scheriani

La visione e il ricordo di Capodistria saranno protagonisti di numerose opere di Cocever che nel cuore, come tutti gli esuli, portava essenza colorata di odori e di squarci di sapori del borgo natio, obbligatoriamente abbandonato dopo gli eventi che seguirono il secondo conflitto mondiale. Saranno visioni spesso costruite da disegni acquerellati, come la sequenza di tavole proposte nella mostra romana del 1955 alla galleria "La Barcaccia", scelta non casuale capitata temporalmente un anno dopo il ritorno di Trieste all’Italia e la definitiva perdita della Zona B con Capodistria. E non a caso Cocever continuerà a proporre le sue visioni di Capodistria in varie mostre in tutta Italia, quasi a testimoniare l’ingiusto destino riservato alla sua terra. Sarà un fuoco che non si ferma ad ardere nell'anima dell’artista alimentando il ricordo di casa. Il fuoco ancora animerà gli indirizzi e le vie nuove di Cocever che tenderà sempre di più a dedicarsi alla ceramica, scelta di percorso avviata attorno al 1932 e sempre maggiormente approfondita. Con le terre e con il fuoco, il nostro, che insegnerà ceramica e figurino negli anni '50 alla scuola Scarcerle di Padova, in sezioni da lui stesso create e portate ad una rinomanza nazionale, si avvierà ad una produzione singolare di vasi, ciotole e ceramiche varie che gli consentiranno non solo la presenza alle Biennali di Venezia nel 1962 e nel 1964, ma anche il riconoscimento per le opere presentate.

Vittorio Cocever – scrive la Presidente dell'I.R.C.I., Chiara Vigini nel catalogo della mostra - significa Capodistria: significa pensare ad una delle nostre più attive cittadine, alla sua storia, all’operosità dei comuni e all'ingegno degli illustri. Che a Capodistria, più che altrove, si siano sviluppate nel tempo attività e percorsi di cui è rimasto il segno, piaccia o non piaccia, è un dato di fatto. Dai letterati agli artisti, dai Quarantotti Gambini ai Gianelli, nella terra che ha come simbolo una delle Gorgoni, sembra si sia respirata aria prolifica, aria d’arte. Un genius loci che fa vanto (e ogni tanto anche bonaria millanteria...) all’uomo che oggi ancora è nel ricordo e nei fatti, orgogliosamente, “capodistriano”. Cocever diede di sé, in pittura, ciò che il tempo e l'applicazione, ben congiunte con l'estro innato, gli trasferirono. Giovane fra gli anni '20 e '30, si distinse nel nitore del segno e del tratto, ben riconducibile alle espressioni più chiaramente italiche che trovano come maestri artisti quali Pio Semeghini o, per altri versi, Filippo De Pisis. E se la sorte gli concesse di esser ben considerato dai contemporanei - e ne sono riprova le partecipazioni alle Biennali veneziane, dove furono apprezzate, negli anni '60, anche le sue ceramiche - oggi, forse, risultava un poco dimenticato. Correttamente il nostro Istituto, aderendo alle richieste della famiglia, ha partecipato alla riscoperta di un artista figlio e spirito, esule, delle nostre terre. E un bene appare il fatto che il concorso a questa operazione abbia avuto come sodali anche il Comune di Muggia e quello di Capodistria, luoghi che ospiteranno la retrospettiva sull’artista, mentre a noi è spettata la produzione di un piccolo ma, riteniamo, significativo volume monografico che, per la prima volta, offre uno sguardo d'insieme all’opera del Cocever evidenziandone il percorso e gli sviluppi.

Inaugurazione mostra CoceverInaugurazione mostra CoceverDa rilevare infine che la mostra è stata resa possibile grazie al contributo del Comune Città di Capodistria, del Comune di Muggia, della Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana e della Comunità degli Italiani "Santorio Santorio" di Capodistria, nonché dell’Università Popolare di Trieste, del Museo Regionale di Capodistria, delle Gallerie Costiere di Pirano, dell’IRCI di Trieste, del Ministero della Cultura Sloveno, del Governo italiano e ovviamente dei famigliari dell’artista.