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La famiglia dei nobili Grisoni archiviato 
Le attività comunali nell'ambito dell'anno europeo del patrimonio culturale vivranno una tappa fondamentale il 10 e 11 maggio, con la due giorni dedicata alla famiglia dei nobili Grisoni.

Il logo del ConvegnoIl logo del Convegno

"Alla riscoperta delle interessanti storie cittadine nascoste nel suo passato", rilevano i promotori dell'evento, ossia la Biblioteca civica "Srečko Vilhar" che si avvale della collaborazione del Museo regionale cittadino, del comune di Capodistria, della Comunità degli Italiani "Santorio Santorio", del Centro italiano di cultura "Carlo Combi", dell'Archivio regionale di Capodistria e anche della Biblioteca nazionale e universitaria di Lubiana. Una serie di eventi di natura culturale, artistica e sociale evocherà ai visitatori in diverse sedi la spettacolare storia della città di Capodistria fino al XIX secolo, offrendo inoltre un interessante percorso attraverso gli allestimenti delle mostre, che illustrano i misteri della vita e della creazione letteraria di quel tempo. Il programma variegato, adatto tanto ai professionisti quanto al vasto pubblico, intende avvicinare lo stile di vita del tempo attraverso la storia del casato Grisoni, che ha influito notevolmente sullo sviluppo cittadino. I suoi legami sociali si dipanarono anche all'estero, come testimonia l'eccezionale fondo librario conservato a Capodistria. La famiglia donò inoltre alla sua città il primo orfanotrofio e asilo pubblico per i bambini disagiati della regione. Per quanto riguarda le due giornate, giovedì 10 Palazzo Pretorio ospiterà l'evento introduttivo ufficiale, cui seguirà il Convegno scientifico internazionale "La biblioteca Grisoni. Libri, cultura e circolazione del sapere a Capodistria e nell'alto Adriatico tra Settecento e Ottocento". In serata a Palazzo Gravisi Buttorai sarà inaugurata la mostra "La famiglia dei nobili Grisoni", dedicata alla biblioteca Grisoni. Venerdì 11 proseguiranno i lavori del convegno che dovrebbe concludersi nel primo pomeriggio. In contemporanea, al reparto di storia patria e beni librari della Biblioteca civica, la prima visita guidata per il pubblico della biblioteca Grisoni. Dai classici alla cartografia per la sua collocazione e disposizione negli armadi, la biblioteca conserva ancora oggi il suo carattere originario che le conferisce un posto La Biblioteca GrisoniLa Biblioteca Grisoniparticolare nella storia delle biblioteche in Slovenia.

Il materiale librario spazia dai classici greci e latini a quelli italiani, con una serie di opere storiche, artistiche e letterarie di autori italiani e francesi e una grande varietà di opere di medicina e di scienze naturali. Sorprende inoltre una ricca e vasta selezione dei contenuti legati alla cartografia, alla letteratura e al teatro, sommati a diari, resoconti di viaggi, saggi e diserzioni filosofiche, nonché la cura eccezionale riservata all'aspetto esteriore della biblioteca (rilegatura, stampa, carta e altri supporti). Si proseguirà in serata con la mostra di materiale documentario relativo alla pubblicazione archivistica "Il casato Grisoni di Capodistria e i suoi legami di parentela presso l'Archivio regionale di Capodistria”. Il tuffo nel passato capodistriano sarà possibile anche in modo più coinvolgente e attivo, tramite l'utilizzo dell'apposita app "La famiglia dei conti Grisoni" per dispositivi intelligenti che riporta indietro nel tempo, in un'epoca in cui Capodistria era al centro dell’Istria veneziana, in modo istruttivo e divertente.

L’applicazione, di natura educativa, è pensata sia per gli adulti sia per i più piccoli e offre tanti contenuti interattivi per esplorare e approfondire la conoscenza della nobile famiglia Grisoni e della Capodistria a cavallo tra Settecento e Ottocento, che aveva già superato la fase illuminista. Il sistema guida l'utente attraverso i luoghi più importanti e più interessanti della storia culturale di Capodistria dell'inizio del XIX secolo. Il progetto gode del contributo finanziario del comune di Capodistria, della Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana di Capodistria e dell'Istituto Italiano di Cultura a Lubiana ed è strutturato in diversi segmenti, che saranno implementati ulteriormente in autunno con un programma di attività pedagogiche.

A Capodistria vissero tre rami della famiglia Grisoni, ma fino alla fine del XVIII secolo sopravvisse soltanto la famiglia del conte Santo Grisoni. Francesco Grisoni, Palazzo Sabini-GrisoniPalazzo Sabini-Grisoninacque a Capodistria il 13 settembre 1772 come quarto figlio. Trascorse la sua infanzia nell’ambito famigliare in compagnia delle sorelle e del genitori, fino all’età di 11 anni, quando poco dopo la morte del padre, fu mandato a scuola nell’illustre seminario per nobili, il Collegio Tolomei a Siena, dove trascorse quattro anni. La ragione per cui il giovane Francesco fu educato così lontano da casa - i suoi coetanei che anche provenivano dalle più illustri e nobili famiglie di Capodistria per lo più frequentavano il Collegio dei Nobili - non è spiegata dalle fonti giunte sino a noi. Quale unico erede maschio, una volta ritornato a Capodistria, dovette immediatamente assumere la gestione dei grandi possedimenti di famiglia ovvero di tutto il capitale che, secondo una successiva stima giudiziaria, ammontava a due milioni di corone, stimabili oggi in una fortuna immensa, paragonabile a miliardi di euro. I possedimenti comprendevano i lotti presso Capodistria, la grande proprietà di S. Onofrio sopra Sicciole, possedimenti nell’area delle saline di Pirano, il feudo di San Giovanni a Daila e le proprietà nelle vicinanze di Treviso, nella zona della Terraferma veneziana. Nel 1794 Francesco che viveva nel Palazzo di famiglia Sabini-Grisoni, assunse l’incarico di Provveditore alla Sanità, quattro anni dopo fu contemporaneamente Magistrato dei Dazi, Provveditore alla Sanità e Sindaco Deputato e infine, nel 1800, nuovamente Sindaco Deputato per altri due anni. Giunto alla fine del suo incarico di Sindaco Deputato, Francesco Grisoni non fu più presente nell’amministrazione municipale e probabilmente si dedicò ai suoi numerosi possedimenti nelle vicinanze di Capodistria, Daila e Treviso. Fu probabilmente durante una di queste visite alle proprietà familiari nella zona di Treviso, che Francesco Grisoni conobbe la contessa Maria Anna Catterino, figlia venticinquenne del conte Antonio Pola e che sposò il 29 aprile 1805.

Francesco GrisoniFrancesco GrisoniFrancesco doveva adempiere l'ultimo desiderio testamentale di suo padre e sposare un a nobile, altrimenti la proprietà di famiglia sarebbe stata depositata fino a quando il primo nipote avesse raggiunto la maggiore età. Nel matrimonio a Francesco Grisoni e Marianna Pola Grisoni nacquero la figlia Giuseppina (Gioseffa) e il figlio Santo Raimondo Pompeo. La nascita dell’erede maschio rallegrò indubbiamente la famiglia per il mantenimento del casato e per la trasmissione per linea maschile dell’eredità e delle immense proprietà. La felicità coniugale fu interrotta dapprima il 15 marzo 1833 dalla notizia della tragica morte dell’appena ventiquattrenne figlio Santo Raimondo Pompeo in circostanze non del tutto chiare durante un duello con l’ufficiale polacco Karl Dembowsky, e poi nel 1837, per la morte di Gioseffa Grisoni, dopo appena due anni di matrimonio con il cugino Alfred von Neipperh. Nel momento del più profondo dolore, i coniugi Grisoni rimasero soli nel loro palazzo Sabini-Grisoni a Capodistria.

Francesco Grisoni morì per una malattia ai polmoni l’11 dicembre del 1841. Lasciò un vasto patrimonio sia in beni immobili sia in capitale monetario e nel palazzo Sabini-Grisoni, dove visse con sua moglie, anche una ricca biblioteca e numerose opere d’arte.

Il testamento   prevedeva che   il   palazzo   Sabini-Grisoni   di Capodistria fosse   dedicato all’educazione degli orfanelli e dei bambini poveri di Pirano, Cittanova e in particolare Capodistria, dall’età compresa   tra i   sei e i   dieci   anni.   L’orfanotrofio, in seguito denominato Pio Istituto Grisoni, doveva provvedere al vitto, all’alloggio e all’istruzione degli orfanelli fino all'età di dodici anni e inoltre l’educazione a qualche professione. Il conte lasciò al convento benedettino di Praglia i vasti possedimenti di Daila e San Onofrio sopra Sicciole, come pure metà delle saline di Pirano ponendo come condizione che a Daila fosse costruito un ospizio per l'educazione religiosa e culturale e l'assistenza sanitaria dei parrocchiani.