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Martedì, 25 Settembre 2018 07:47
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Quarto Numero
INforma
Quarto Numero

Anno
Dicembre 2017
 

Numero 41
La Città
Numero 41

Anno 20
Gennaio 2016
 

Teatro di strada: Due allegri vagabondi
Festival estivo del teatro di strada (PUF) DUE ALLEGRI VAGABONDI Stupore, fame e fantasia ai tempi della Grande Crisi Domenica, 26 agosto, alle 19.30

Due allegri vagabondiDue allegri vagabondi

Taverna, già magazzino del sale di S. Marco

Via del Porto, Capodistria

di e con: Marco Artusi e Gianluigi Meggiorin

regia: Maril Van den Broek

costumi: Barbara Nicetto

scenografie: Antonella Delle Chiele

Nel buio una luce illumina una porta. Al di là della porta uno spazio vuoto riempito da un baule e materiale abbandonato. Davanti a quella porta due personaggi, bombetta sulla testa; si fermano, immobili, studiano quello spazio. Nessuno sa bene da dove provengono e che luogo sia quello che si presenta davanti ai loro occhi. Ma decidono ugualmente di entrare perché hanno bisogno di un riferimento dove poter costruire una nuova casa, un luogo dove passare il tempo prima dell’arrivo di qualcosa o qualcuno. Ma come far passare il tempo?

Due allegri vagabondiDue allegri vagabondiCome novelli Vladimiro ed Estragone, Marco Artusi e Igi Meggiorin, accompagnati dalla regia di Maril Van den Broek, intraprendono un viaggio fantastico ispirati da Stanlio e Ollio, Charlie Chaplin, i Fratelli Marx, cioè da quella comicità che ha segnato i primi decenni del novecento quando, con la nascita della "nuova arte”, si verificò una vera e propria migrazione di moltissimi attori che dal varietà, dal vaudeville, dai teatri in generale, si spostarono verso le mecche dell’industria cinematografica, per la maggior parte negli Stati Uniti. Questa arte - ancora muta - esigeva però delle regole diverse da quelle dei palcoscenici, con la “mimica” che la faceva da padrone, a discapito di un linguaggio verbale, relegato a pochi cartelli con le informazioni necessarie. Nel campo del comico, lo sviluppo di una recitazione fisica fu la logica conseguenza e la soluzione perfetta: immediata e universale. Così nacque lo slapstick che ancora oggi rivediamo con infinito piacere. Ma è anche un viaggio che fa riflettere, dove le canzoni di Frank Sinatra e le musiche dal vivo di un contrabbasso e di un clarinetto, fanno da contraltare alle malinconiche gags di due comici che, nell’affrontare passato e in attesa del futuro prossimo, danno il meglio di se proprio come 100 anni fa, quando ridere era anche un modo per esorcizzare quel clima di tensioni economiche e sociali che in modo preoccupante contraddistingue questi primi anni del duemila.