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Conferenza e mostra su Tiberio Romano de Maiti
La Comunità degli Italiani “Santorio Santorio” e il Centro culturale “Carlo Combi di Capodistria organizzano mercoledì 11 settembre 2019 , a partire dalle ore 19.00 , a Palazzo Gravisi-Buttorai, Via Fronte di Liberazione 10, Capodistria Una Conferenza e una mostra retrospettiva su Tiberio Romano de Maiti (Capodistria, 1891 - Bologna, 1982)

Tiberio Romano de Maiti a CapodistriaTiberio Romano de Maiti a CapodistriaLa conferenza sarà a cura di Roberta Vincoletto e Nives Zudič Antonič mentre Alberto Cernaz proporrà la lettura di alcune poesie di Tiberio Romano de Maiti

La Mostra retrospettiva intitolata

Tra cielo e mare.

La luce romantica nelle opere di Tiberio Romano de Maiti

Vedrà l'Intervento critico di Lea Škerlič

TIBERIO ROMANO DE MAITI

Il casato de Maiti è originario di Sella, nel comune di Aidussina, nella valle del Vipacco. Un ramo di tale famiglia nel corso dell’Ottocento si trasferì dapprima a Trieste poi in Istria e successivamente in Emilia Romagna, a Bologna, dove tutt’ora risiedono gli eredi. Trattasi del ramo familiare legato a Riccardo de Maiti (Trieste, 1839 - Capodistria, 1919) il quale a Trieste aveva avviato anche una sua attività commerciale, che nel 1891 trasferì a Capodistria. È qui che nascerà l’ultimo dei suoi undici figli, Tiberio Romano, il 5 luglio 1891.

Tiberio Romano crebbe in un ambiente agiato dove, fin da ragazzo, maturò la passione per la pittura e la barca a vela. Esercitò quest’ultima attività con grande perizia, sia nella progettazione d’imbarcazioni sia nelle regate, alle quali partecipò con o senza il fratello maggiore Arnaldo, noto velista.

Studiò al Liceo artistico di Bologna, dove si diplomò nel 1916 e si perfezionò nell’arte del ritratto all’Accademia di Monaco di Baviera, dove si iscrisse nel 1912. Negli anni immediatamente successivi allargò i suoi orizzonti artistici tra Venezia e Milano ed è qui che tra il 1916-17 si impiegò come disegnatore presso la fabbrica di aerei Caproni.

Nel 1920 iniziò la sua carriera da insegnante e nel 1922 ottenne la cattedra al Liceo Provinciale di Pola. Poco dopo si sposò con Maria Ferrari di Marradi di Imola dalla cui unione nel 1924 nacque il figlio Riccardo. Successivamente insegnò anche al Liceo Scientifico di Pisino. A seguito della capitolazione italiana dell’8 settembre 1943, la famiglia de Maiti fu travolta dalla frenesia degli eventi e dovette sfollare nelle campagne circostanti per poi trasferirsi ad Imola quindi a Bologna. In Italia insegnò anche al Liceo Righi di Bologna, ai Licei di Terracina e di S. Benedetto del Tronto.

Nel corso della sua vita è stato insegnante, velista e pescatore, cacciatore, raccoglitore di funghi, pittore ritrattista e paesaggista (ed in età matura si dedicò pure alle nature morte) e poeta, infatti dal 1952 al 1979 compose anche molte poesie, quasi tutte in dialetto capodistriano, si tratta di versi pieni di dolcezza e di nostalgia per la sua terra perduta.

Tiberio Romano morì il 4 giugno 1982 all’età di quasi novantuno anni ed è sepolto, assieme alla moglie Maria, nella tomba di famiglia nel camposanto di Sant’Anna a Trieste.

L’OPERA PITTORICA

Tiberio Romano de Maiti a CapodistriaTiberio Romano de Maiti a CapodistriaTiberio Romano de Maiti è un pittore caratterizzato da uno spirito istriano. I vari spostamenti che delinearono la sua vita e le vicissitudini che lo portarono infine a Bologna, dove concluse la sua ultima stagione di vita, non gli fecero mai dimenticare la propria terra, che ha sempre pervaso il suo opus e scandito le emozioni rese nelle sue opere. La bellezza della terra istriana ha svolto per de Maiti lo stesso influsso che la laguna ha avuto sui pittori veneziani che, osservando i riflessi del sole nelle acque dei canali, hanno sviluppato una particolare affinità verso i colori e gli effetti di luce. Allo stesso modo de Maiti riesce a catturare nelle proprie opere il senso lirico del mare che incontra la terra e del ritmo di vita lento e autentico proprio delle città della penisola istriana.

Le opere esposte provengono dal fondo personale del pittore, conservato e curato dai familiari. Osservando questo lascito dell’artista possiamo notare la ricchezza delle tecniche e dei materiali usati: disegni a matita, penna e carboncino, acquerelli, pastelli, tempere e quadri a olio trovano posto nelle numerose opere prodotte da de Maiti. Anche gli stili sperimentati variano, spesso adattandosi alla tecnica usata. Troviamo opere più vicine a un realismo accademico, altre invece simili allo stile romantico e a un riduzionismo delle forme prodotte con brevi pennellate che si avvicinano all’impressionismo. Nonostante le numerose tecniche usate possiamo enucleare alcuni soggetti dominanti: il ritratto, il paesaggio, come protagonista o sfondo di una scena di genere e, specialmente durante gli ultimi anni di vita, la natura morta.