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Folkest 2020 a Capodistria
E' un anno difficile e complesso quello che stiamo vivendo in seguito alla pandemia di Coronavirus che ha limitato tutte le nostre attività.
Folkest comunque sta ripartendo e lo farà, come ogni anno anche a Capodistria che ospiterà la kermesse per la ventottesima volta.
Il 22 e 23 agosto avremo modo così di assistere a due concerti:
 
Sabato 22 agosto 2020 – Taverna di Capodistria con inizio alle 21.30
 
LE.C@TENE & PERPETUUM MOBILE (Slovenia)

Le CateneLe CateneComplesso musicale nato nel 1966 a Pirano presso il locale Circolo di Cultura Italiano. Suonavano musica dell'epoca (Beatles, Rolling Stones e “beat” italiano: Rokes, Equipe 84). Dopo lo scioglimento avvenuto nel 1969, si sono riproposti, a distanza di cinquant'anni, in settembre del 2019, nell'ambito della presentazione del libro “I Beatles di Pirano” presso i magazzini Monfort (depositi del sale a Portorose). La formazione comprende due membri originari: Fulvio Lacovich e Sergio Settomini. Coadiuvati dai musicisti Robert Vatovec, Piero Pocecco e Valter Kofol eseguono musica italiana degli anni Sessanta (Celentano, Battisti e alcuni brani originali in dialeto istro-veneto).
 
Perpetuum MobilePerpetuum MobileChiusa l'esperienza con le Catene, Fulvio Lacovich, con tre amici, dà vita ad un nuovo complesso. Terminata l’era “beat” si aprono nuovi orizzonti musicali anche a livello locale (Santana, Allman Brothers Band, Creedence Clearwater Revival). All'epoca il gruppo era formato ancora da Franci Čelhar, Fredi Iskra, Marino Dugaro e Žare Cergolj, per sciogliersi nel 1971. Il complesso si è ripresentato per i 4/5 nella formazione originale (senza lo scomparso Cergolj) alla presentazione del volume “I Beatles di Pirano”. Ora, coadiuvati dal batterista Valentin Destradi e dalla cantante Vladka Gojak, eseguono alcuni dei brani più popolari di Santana, Jimi Hendrix e Janis Joplin.
Domenica 23 agosto 2020 – Taverna di Capodistria con inizio alle 21.30
 
NOMADI (Italia)
 
Sono i primi anni ‘60 quando tra Modena e Reggio Emilia Beppe Carletti e Augusto Daolio decidono di formare una loro band. L’esordio avviene nel 1963 e il nome scelto è Nomadi, denominazione scelta un po’ per caso ma forse anche per destino.
 
Nel 1965 esce il loro primo 45 giri dal titolo Donna la prima donna e un anno dopo inizia la collaborazione con un allora sconosciuto Francesco Guccini. Da questo sodalizio nascono canzoni che segneranno una tappa fondamentale nel panorama musicale italiano: Noi non ci saremo e Dio è morto, diventeranno dei veri e propri stendardi per milioni di giovani. E nel ‘72 Io Vagabondo ancora oggi canzone simbolo della band e inno per diverse generazioni.I NomadiI Nomadi
 
Da questo momento inizia la scalata: partecipazioni televisive, presenza alle manifestazioni canore e numerosi lavori discografici che porteranno la band ad avere un riconoscimento ufficiale da parte di critica e pubblico.
 
Il lavoro dei Nomadi non si arresta negli anni nonostante le diverse sostituzioni all’interno del gruppo, ma al contrario riescono a rinnovarsi, modernizzarsi e trarre linfa musicale da ogni nuovo componente.
 
Sono passati 56 anni ma loro sono ancora lì: decine di concerti all’anno in tutta la Penisola con una media annuale di 1.000.000 di spettatori che comprendono bambini, genitori e nonni, creando così quello che si può definire il “popolo nomade”. Inoltre la band ha assunto anche la nomina di gruppo più longevo e non solo in Italia e prima di loro solo i Rolling Stones.
 
 
I CONCERTI SI SVOLGONO NEL RISPETTO DELLA NORME ANTI-COVID E DELLE DIRETTIVE DEL NIJZ, L'ISTITUTO NAZIONALE DI SALUTE PUBBLICA