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Inaugurata a Capodistria la Mostra sul casato Tarsia

Inaugurata giovedì 22 giugno 2023 la mostra dedicata ad uno dei casati più importanti ed influenti di Capodistria, quello dei Tarsia.

L’avvenimento è stato inserito nei festeggiamenti che ogni anno la Comunità degli Italiani “Santorio Santorio” di Capodistria organizza in occasione del santo patrono della città, San Nazario.

La mostra, che si snoda fra Palazzo Tarsia, da alcuni mesi in possesso della Comunità Autogestita Costiera della Nazionalità Italiana, e Palazzo Gravisi-Buttorai sede della CAN e Comunità degli Italiani, è incentrata su uno dei casati più antichi di Capodistria, che nel corso dei secoli ebbe un ruolo di peso sia nella città d’origine sia entro la cornice della Repubblica di Venezia. Attraverso una selezione di personalità di questa famiglia – molte delle quali furono raffigurate nelle tele commissionate per Palazzo Tarsia, che il capitano marittimo Biagio Cobol, dopo la Grande guerra, donò al Museo Civico di Storia ed Arte, oggi Museo regionale di Capodistria – viene tracciata la sua parabola, che in molte occasioni interseca gli avvenimenti della grande storia sia altoadriatica sia della Serenissima. Dalle sue file emersero eruditi, uomini di Chiesa, condottieri militari, avvocati, notai e dragomanni all’ambasciata veneziana di Costantinopoli. Si presta attenzione anche alle proprietà, compreso lo storico palazzo di Via degli Orti Grandi e al relativo ramo del casato, a quello del rione di San Pietro, che espresse Antonio Tarsia, compositore, organista e notaio, per esempio, nonché a quello di Porta Isolana, con Cristoforo Tarsia, che all’inizio del XVII secolo, giovanissimo, si trasferì a Istanbul per imparare l’ottomano, divenne dragomanno e diede origine a una vera dinastia di interpreti e di mediatori. Due di essi, i fratelli Tomaso e Giacomo Tarsia, furono coinvolti nell’importante pace europea di Carlowitz (1699) all’indomani delle guerre contro la Sublime Porta, che nella pianura pannonica, in Dalmazia e nel Peloponneso (Morea) impegnarono distintamente soprattutto l’Impero asburgico e la Dominante.

La mostra documentaria, che propone la riproduzione di materiali e fonti di prima mano conservati negli archivi, nelle biblioteche e nei musei di Capodistria, Venezia, Trieste e Parenzo è un ulteriore contributo alla conoscenza di questa famiglia, dopo quella del 1993 proposta dal Museo regionale di Capodistria in occasione del 350esimo anniversario della nascita di Antonio Tarsia. Già all’epoca il progetto vide impegnata la CAN di Capodistria che finanziò la produzione di due CD con le musiche dell’illustre compositore fino ad allora praticamente sconosciuto al grande pubblico.

I promotori della nuova esposizione auspicano di stimolare l’interesse e gli studi. Benché si tratti di una casata rinomata, influente, che giocò un ruolo di primo piano in molte circostanze, non si dispone di studi approfonditi suffragati dalle fonti (salvo alcuni lodevoli contributi, magari dedicati a singoli aspetti). Tuttavia, il ruolo dei dragomanni a Costantinopoli ha interessato la storiografia internazionale, pertanto non deve sorprendere se questi sono meglio conosciuti e documentati, mentre persistono non poche zone d’ombra sui Tarsia presenti e attivi a Capodistria.

La cerimonia d’inaugurazione della mostra è stata seguita da un numeroso pubblico e da illustri ospiti fra i quali il deputato italiano al Parlamento sloveno, on. Felice Žiža, il Console generale d’Italia a Capodistria Giovanni Coviello, i Presidenti della CAN Costiera e di quella comunale, Alberto Scheriani e Roberta Vincoletto, il Presidente dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul. Nell’occasione, a Palazzo Gravisi-Buttorai, si è esibita l’Orchestra da camera del Litorale, che quest’anno festeggia i quarant’anni di attività, diretta per l’occasione dal Maestro, Giacomo Biagi.

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